Gryllus in fabula


Ovvero: Grilli, istruzioni per l’uso

© Silvia Sartori, campagna dello Zhejiang, 2010.
Shanghai -- In questa Cina che si modernizza, e che spesso sembra farlo occidentalizzandosi, sono dei veri e propri toccasana, per il cuore e lo spirito, quei momenti in cui ti capita ancora di imbatterti in revival e perpetuazioni di antiche pratiche e tradizioni culturali cinesi.
Una di queste è la cosiddetta “cultura cinese del grillo”.

È, quella per il grillo, una passione cinese che vanta oltre duemila anni di storia, che l’antropologo Laufer distingue in tre periodi principali:
  1. L’epoca precedente la dinastia Tang (500 a.C. – 618 d.C.), nella quale i grilli venivano apprezzati per le loro melodie
  2. L’era Tang (618 – 906 d.C.), quando si iniziò a rinchiudere i grilli in gabbia per il piacere di ascoltarne le melodie
  3. L’era Song (960 – 1278 d.C.), in cui fiorirono le gare di combattimento tra grilli.
Nel corso di queste centinaia d’anni, la cultura cinese del grillo si è sviluppata con una sua sofisticazione che presenta molti aspetti interessanti, curiosi e utili anche per chi, come dire, con i grilli ha cominciato ad aver a che fare da molto meno tempo.
Scopriamo, ad esempio, che, malgrado la sua parvenza agreste, il grillo è un passatempo di rango imperiale, apprezzato sia come animale di “intrattenimento melodico” che come insetto da combattimento. In entrambi i casi, si contraddistingue per una sua certa sofisticazione: l’eleganza melodica, da un lato, e la sua attenta capacità di studio dell’avversario. Si tratta, cioè, di un animale, diremmo, di una certa classe che, proprio in quanto tale,viene fatto scendere in campo solo dopo aver raggiunto una certa maturità. Insomma, non è cosa da tutti essere un grillo di tutto rispetto, anche perché, su di loro, la gente scommette. Scommette la propria faccia, e le proprie tasche.
Dalla cultura cinese del grillo, nella quale l’insetto è simbolo di malinconia, ricaviamo anche qualche “utile avvertenza”: dal rischio di depressione, in cui il grillo cade in caso di sconfitta, all’inimicizia tra grilli e comunisti, dal pericolo doping alla sua vita generalmente breve.

Una passione imperiale. Quella per i grilli non era una passione solo del popolo e dei cinesi comuni. La contea di Ningjin, nella Regione dello Shandong, è nota per essere la culla dei “migliori grilli” di Cina, che si contraddistinguono per le grandi dimensioni di testa, collo e gambe e per lo spirito particolarmente combattivo. Tali erano le loro doti, e così universale la passione per il piccolo animale nel Paese, che di questi grilli la contea era solita fare dono all’imperatore. Si dice anche che l’imperatore Gaozong (628-683) della dinastia Tang fosse un tale appassionato dei combattimenti tra grilli da aver emanato un decreto imperiale che prevedeva l’invio annuale, a corte, dei migliori grilli della capitale, come forma di tributo. La storia cinese annovera addirittura un cosiddetto “Ministro grillo” (Jia Shi Dao, 1213-1275) che deve il suo soprannome all’accusa che gli venne mossa di aver trascurato i suoi impegni di governo per la sua ossessione per i combattimenti di grilli. Due secoli circa più tardi, fu la volta dell’”Imperatore grillo” (Ming Xuan Zhong1427-1464) che avrebbe autorizzato i combattimenti tra grilli al punto che, nel corso del suo mandato, i grilli divennero la forma più popolare di tributo imperiale: migliaia venivano recapitate a corte ogni anno tra luglio e agosto. Durante la dinastia Qing (1644-1912), la corte disponeva di veri e propri professionisti responsabili della cura dei piccoli insetti, in vista delle loro performance per l’imperatore.

Animali da compagnia delle concubine. Benché sia storicamente controverso se originariamente quello dei grilli fosse un hobby anche popolare o esclusivamente imperiale, è unanime il riferimento al grillo come animale di compagnia prediletto dalle concubine imperiali. Pare che queste lo apprezzassero non solo per il diletto delle sue melodie, ritenute eleganti, ma specialmente perché rispecchiava la loro condizione di vita: chiuso in gabbia, solo e malinconico, nel piccolo insetto le migliaia di concubine imperiali rispecchiavano la loro sorte.

Simbologia e superstizione. Da sempre il grillo si è contraddistinto anche per la sua valenza simbolica. In agricoltura, era usato per indicare il cambiamento delle stagioni e, in particolare, per annunciare l’arrivo dell’autunno, tant’è che il pittogramma da cui deriva l’attuale carattere cinese per autunno pare sia originariamente collegato all’immagine del grillo. Per questa sua stessa associazione all’autunno, il grillo è anche simbolo di malinconia, solitudine e tristezza e, secondo la superstizione cinese, porta sfortuna ferirlo o fargli del male.
Dall’altro lato, invece, per la sua capacità di produrre molte uova, il grillo è simbolo di prosperità, poiché evoca la fortuna di avere molti figli.

Manuali e trattati. Data la loro importanza e popolarità, i grilli sono stati oggetto storicamente di diversi manuali e trattati che ne illustrano dettagliatamente tecniche di allevamento, diete, il cerimoniale per la loro sepoltura, istruzioni per combattimenti e per performance canore, malattie e cure. Vi si trovano, ad esempio, indicazioni su come curare i piccoli insetti in caso di costipazione, di ferite e persino quando soffrono di vertigini! Molti di questi testi, purtroppo, sono andati perduti nel corso delle guerre civili cinesi ma ad oggi rimane il celebre ed autorevolissimo “Book of crickets”, un vero e proprio trattato, scritto dal Ministro Kia Se Tao all’inizio del XIII secolo.

L’attrezzatura. Quest’insetto, che in Cina è a tutti gli effetti un animale domestico, dispone di un’enorme varietà di oggetti e strumenti per la sua cura. Si passa dalle spugne apposite per pulirlo ai piccoli contenitori per cibo ed acqua; ma le più spettacolari sono indubbiamente le gabbiette e i contenitori in cui viene ospitato e trasportato, che possono variare a seconda che il grillo sia “allevato” come animale da intrattenimento melodico o da combattimento. Queste gabbiette possono essere di tantissimi materiali diversi, più e meno preziosi ma tutti estremamente rifiniti ed elaborati: porcellana, madreperla, avorio, giada, oro, bambù, legno, con versioni diverse per l’estate e l’inverno per facilitare, rispettivamente, il passaggio d’aria fresca e il riscaldamento. Talmente raffinata è l’arte di quest’oggettistica che vi sono memorie di antichi nobili finiti in rovina per aver “sperperato” la loro fortuna nell’attrezzatura per grilli.

Amanti del buio. Amanti del buio e della vita sotterranea, pare che i grilli diano il meglio di sé tra la mezzanotte e l’alba.

Vita breve. I grilli sono tanto amati e curati quanto caratterizzati da una vita breve (poco meno di un anno). Solitamente vengono venduti tra fine Maggio e fine Luglio, fatti combattere in autunno, fino ad inizio Ottobre ma difficilmente sopravvivono all’inverno.

Il combattimento. A seconda del loro peso, i grilli sono classificati in 9 distinti livelli. Prima di ogni combattimento, i grilli vengono pesati su apposite “bilance” per assicurare che le competizioni avvengano inter pares. È importante anche precisare come i grilli vengano fatti maturare, prima che possano combattere. Infatti non vengono fatti combattere prima dell’equinozio d’autunno. Curioso anche come, a differenza di molte altre specie, i grilli si accoppino prima – e non dopo – i combattimenti, poiché pare che questo ne aumenti l’aggressività.  Le gare di combattimento avvengono solitamente all’aperto. Posti uno di fronte all’altro, e inizialmente trattenuti, i grilli iniziano il combattimento studiando l’avversario con le loro antenne. Dopo di che, la “lotta” continua fino a quando uno dei due “si ritira”, alzando le ali o scappando. Una volta pare che il perdente morisse. Il grillo vincitore, invece, viene elevato al grado di Generale.

La depressione dei grilli. Uno degli aspetti che trovo più curiosi è come il grillo perdente, a combattimento terminato, tenda a deprimersi. Pare infatti che si rifiuti di combattere per le successive 24 ore. Però i nostri sono riusciti a studiare un sistema per far fronte anche a questo “ostacolo di percorso”: con una tecnica successivamente avvalorata dall’università di Stanford e da esperimenti all’università di Leipzig, i padroni del grillo depresso lo scuotono tra le loro mani chiuse per poi buttarlo in aria e farlo volare un pò, e “raccoglierlo” alfine. Pare che, dopo un po’ di “salti in aria”, all’insetto ritorni la voglia di combattere [c’è chi si chiede se un adattamento di questa tecnica possa aiutare a risolvere anche la depressione umana].

Banditi dal comunismo. In epoca comunista stricto sensu, e specialmente durante la Rivoluzione Culturale (1966-1976), l’hobby del grillo “passò di moda”. Ritenuto un retaggio del passato e un passatempo borghese, venne messo al bando ufficialmente nel 1949, benché abbia continuato a venir praticato di nascosto, in misura minore. Negli Anni Novanta l’hobby è ritornato in voga, soprattutto tra gli anziani che gli sono affezionati come ad un ricordo di gioventù. Alcuni di loro ricordano come, da piccoli, fossero soliti andare a scuola portando con sé il loro piccolo amico insetto, che veniva lasciato alla porta fino al momento della ricreazione. I grilli venivano portati in tasca, per evitare che prendessero freddo.
Attualmente, la passione per i grilli rimane particolarmente viva nelle ex capitali imperiali (Pechino, Xi’an e Hangzhou).

Il doping. In epoca moderna, nella quale il grillo è apprezzato più come animale da combattimento che da intrattenimento melodico, la cultura del grillo ha assunto tratti nuovi. Oltre ad entrare a far parte, ahimè, anche della cucina cinese, il grillo è divenuto anche oggetto di gare di bellezza e, come ogni vero sportivo che (non) si rispetti, vittima di doping, di diverse forme. Vi sono casi di agenti che ne dopano le ali, in modo tale che sbattano più lentamente ed emettano così un suono più acuto e piacevole. In altri casi, i grilli – la cui dieta viene spesso tenuta altamente segreta dai loro proprietari – sono nutriti di anfetamine e stimolanti, per migliorarne la prestazione in combattimento. Anche per questa ragione, da uno fino a tre giorni prima della gara, gli aspiranti combattenti vengono trattenuti tutti nella stessa stanza per evitare che vengano dopati.

I prezzi. D’estate un grillo costa circa 10 RMB (circa 1.5 €) ma il prezzo varia a seconda delle sue fattezze fisiche e delle sue capacità (canore o di combattimento). Nel 1999 si registrò il più alto prezzo mai pagato per un grillo, che arrivò a costare 100,000 RMB (più di 12,000 €). Molto più convenienti, invece, sono “le compagne del grillo”, che possono costare anche 1 RMB (0,12 €) ciascuna.
Benché illegale, continua la pratica delle scommesse nelle gare sia di canto che di combattimento tra grilli. Si tratta di scommesse a tutti gli effetti in cui proprietari e “fan” dei grilli si giocano la faccia, oltre che consistenti gruzzoletti, tant’è che documenti storici riferiscono di centinaia di casi di cinesi che si suicidarono quando il loro grillo perse, o venne ferito.

La poesia. Chiudendo in bellezza, ricordiamo infine come il grillo sia anche parte integrante del repertorio artistico cinese, oggetto di dipinti come anche di poesie. Tra queste, è nota quella intitolata “Ascolta il grillo”, a firma di Bai Juyi (dell’epoca Tang), dedicata ad un grillo dispettoso che, all’arrivo dell’autunno, frinisce frinisce, disturbando il sonno di una famiglia e, per ognuno dei suoi cric, avanza sempre più vicino al loro letto.

Sounds familiar?